SISTEMI PER VALUTARE L’EFFICACIA DEGLI IDROREPELLENTI



La valutazione dei trattamenti protettivi idrorepellenti

Pietra naturale, malte, intonaci, laterizi e terracotta: sono questi i materiali che si incontrano con più frequenza nel restauro monumentale. Sono materiali con diverse porosità che assorbono acqua, principale veicolo di agenti di degrado. Queste superfici, una volta poste in esterno, necessitano di trattamenti protettivi per limitare l’assorbimento di sporco veicolato da acque meteoriche, i danni causati dai cicli di gelo-disgelo e la proliferazione di biodeteriogeni. Ci sono metodi che consentono di misurare e monitorare la capacità protettiva di un prodotto?


Parametri utili e sistemi non invasivi

Sicuramente la misura dell’angolo di contatto ci può dare un’indicazione oggettiva dell’effeto idrofobico raggiunto con l’applicazione di un protettivo idrorepellente. Tuttavia si tratta di una misura difficilmente eseguibile in situ direttamente sui materiali trattati. Quali sono dunque gli altri parametri utili e misurabili?
E’ opportuno che il trattamento protettivo scelto riduca al massimo il coefficiente di assorbimento d’acqua, eviti l’accumulo di sporco (al contrario di alcuni interventi con materiale organico, come ad esempio le cere protettive), non costituisca un substrato idoneo alla colonizzazione biologica ed in caso di applicazioni in esterno, sia resistente a radiazione solare UV e a sollecitazioni chimiche sia di tipo acido (ambiente urbano) che alcalino. Per stabilire la validità di un trattamento, il coefficiente di assorbimento d’acqua (Wa) è sicuramente uno dei parametri chiave. La misura di questo coefficiente può essere eseguita in situ ed il parametro può essere monitorato nel tempo in modo semplice e non invasivo.


Metodi di prova

Tra i vari metodi citiamo l’assorbimento d’acqua a bassa pressione (NorMal 44/93), detto anche metodo del tubo Karsten o “della pipetta”, una tipologia di prova valida ma che trova diverse difficoltà operative ed applicative. E’ certamente preferibile il metodo della spugna di contatto (UNI 11432, 2011) sviluppato dal CNR-ICVBC di Firenze. Attualmente è il metodo più semplice e rapido per valutare l’efficacia di un trattamento idrorepellente, e per eseguire dei piani di monitoraggio su restauri già eseguiti. Una singola misura richiede 5 minuti, l’elaborazione dei dati è eseguibile in situ subito dopo la misura e si possono confrontare dati ottenuti in monitoraggi passati (purchè ci siano condizioni termoigrometriche confrontabili) o in parallelo tra area trattata e non-trattata.


Vantaggi e svantaggi del metodo

Come già descritto, la forza del metodo risiede nella rapidità della misura, nella non-invasività dell’analisi e nella possibilità di eseguire il test sia in situ che in laboratorio. Esistono tuttavia anche delle limitazioni pratico-applicative che riteniamo opportuno segnalare. Prima fra tutte la necessità di trovare una superficie piana abbastanza grande per appoggiare completamente le spunga senza avere effetti di “schiacciamento” solo in alcune parti della spugna stessa, o appoggiarla su materiali a diversa composizione e porosità. Questo limite lo si riscontra ad esempio su elementi decorativi complessi e tridiemnsionali, statue, bassorilevi o pavimenti musivi. Un altro fattore da tenere in considerazione sono le condizioni termoigrometriche nel momento della misura, così come il contenuto di umidità dei materiali. Ad esempio, se il test viene eseguito per confronto in un momento in cui il materiale non trattato è già completamente saturo di acqua, si rischia di ottenere delle misure completamente falsate, in quanto il materiale non trattato risulterà avere un assorbimento pari a zero.