QUANTE INFORMAZIONI PUO’ DARE UN PIGMENTO?



Le opere in legno policromo sono tra i manufatti più complessi da analizzare. Spesso si ha a che fare con opere antiche e notevolmente rimaneggiate nel tempo. Il risultato è una successione complessa di preparazioni, colle, mordenti e vari strati pittorici. E’ dunque di fondamentale importanza aver ben chiara la stratigrafia delle diverse policromie e conoscere la composizione dei pigmenti in esse contenuti, per possedere strumenti utili all’attribuzione storico-stilistica ed intervenire nel modo corretto.


Colori che rivelano una storia

Riportiamo il caso delle indagini eseguite sulla statua lignea “Sant’Anna con Maria Bambina” della Parrocchia di Salcedo (VI). L’opera è stata sottoposta a ripristino nel dicembre 2016. Nell’occasione è stato possibile analizzare a fondo le policromie riscontrate in una prima fase preliminare all’intervento di restauro. Sotto lo spesso strato di gesso e doratura che tuttora copre la veste di Sant’Anna sono stati rinvenuti residui di vecchi strati pittorici. E’ stata sufficiente l’analisi di questi pigmenti per stabilire il periodo di attribuzione dell’opera e rivedere il soggetto originario della statua: si stava restaurando in realtà una “Madonna con Cristo Bambino” del XVII secolo.
 

Particolare del punto di prelievo.

Microstratigrafia su sezione lucida del campione.

 

Metodi di prova

A sostegno di questa nuova teoria riportiamo le indagini in microscopia digitale a fibre ottiche che hanno permesso di osservare i residui di doratura tra le crettature della veste bianca di Maria Bambina, unitamente ai ritocchi scultorei che hanno abilmente “allungato” i capelli del Gesù bambino per renderli più consoni a quelli di una bambina.
Le maggiori informazioni derivano tuttavia dall’analisi in sezione lucida delle policromie e dall’esame chimico in microsonda EDS. Il blu di smalto rinvenuto sulla veste di Sant’Anna, meglio noto come “smaltino”, è un pigmento composto da un vetro potassico al colbalto, la cui massima diffusione si ha tra XVI e XVII secolo. Nel 1600 è stato il principale sostituto al blu oltremare e all’azzurrite, pigmenti solitamente associati – per iconografia – al manto della Vergine Maria.

Immagine ESEM della sezione lucida del campione. Risualtano ben riconoscibili i granuli di pigmento.

Statua di Sant’Anna con Maria Bambina, particolare del capo di Maria bambina.

Analisi qualitativa (spettro EDS) e semi-quantitativa del pigmento blu di smalto.

Immagine in microscopia digitale, doratura ritrovata sotto l’attuale strato pittorico bianco della veste di Maria Bambina.